Coro del Collegio Borromeo: uno sguardo dall'interno

Pubblichiamo di seguito un elaborato da parte di un componente del Coro del Collegio Borromeo:

“In ritardo, come al solito! E ho anche dimenticato il raccoglitore dei canti!” penso, salendo a due a due i gradini della scala a chiocciola del San Giovannino per tornare in camera mia. Il Maestro ci aspetta puntuali alle 21: quando vado tardi in refettorio ho giusto il tempo di divorare un boccone prima di presentarmi in cappella, dove si terranno le prove della serata.

Ogni settimana da un anno e mezzo, infatti, tra quelle mura decorate di stemmi nobiliari risuonano le voci di noi ragazzi, collegiali e non, intenti a provare brani dai più diversi repertori. L’embrione del Coro del Collegio Borromeo risale in realtá ai primi mesi del 2017, quando una manciata di alunni desiderosi di mettersi alla prova nel canto furono affidati alle cure del Maestro Marco Berrini. Diplomato in Pianoforte, Direzione Corale e Composizione al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano, Marco Berrini è un professionista di fama internazionale, che può vantare la direzione di innumerevoli formazioni corali e strumentali, tra cui spiccano l’ Ars Cantica Choir Consort, da lui stesso fondata, e il Coro della Conferenza Episcopale Italiana. La formazione di giovani cantori è sempre stata tra i suoi interessi principali, e lo ha portato alla fondazione della Milano Choral Academy nel 2010. Il nostro è ancora un coro alle prime armi, ma abbiamo la fortuna di avere come guida un Maestro fra i migliori. I frutti di questa scelta felice si sono potuti apprezzare di prova in prova e di concerto in concerto.

È proprio del prossimo concerto che il Maestro sta parlando quando arrivo in cappella e mi siedo al mio posto, vicino agli altri già sistemati per sezione, in semicerchio. Il nostro coro comprende quattro sezioni: tenori e bassi per quanto riguarda le voci maschili, soprani e contralti per quanto concerne quelle femminili; la maggior parte dei pezzi che cantiamo sono pensati per questo tipo di organico. Prima di scoprire i brani di stasera è però opportuno riscaldare la voce: per questo il Maestro, terminata la breve introduzione, ci propone alcuni vocalizzi. Le correzioni e i consigli non tardano ad arrivare, spesso sotto forma di metafora, in modo da risultare fruibili anche da chi, come me, non è esperto del linguaggio tecnico della musica. Rimango sempre stupito quando penso che proprio questa cura per il dettaglio è stata il motore del nostro miglioramento. Messi da parte gli esercizi di riscaldamento, passiamo alla lettura dei brani veri e propri: ciascuna sezione ascolta e riproduce la propria linea melodica fino ad impararla, poi le varie linee vengono assemblate poco per volta (per esempio provano una volta insieme bassi e tenori, la volta dopo si aggiungono i contralti) fino a ricavare la completezza delle quattro voci. Non è semplice come avrei immaginato anche solo due anni fa: cantare richiede una grande consapevolezza del proprio corpo, dal respiro al controllo dei muscoli, nonché attenzione nell’ascolto di tutti gli altri. Non ascoltiamo solo chi canta la nostra stessa parte, ma ognuno impara ad ascoltare ogni altra voce: ricordo bene il senso di vertigine che questo causava durante le prime prove!

Man mano che la serata procede, la fatica inizia a farsi sentire: nelle pause fra un canto e l’altro il Maestro coglie l’occasione per spendere qualche parola sul contesto storico e culturale dei brani che stiamo eseguendo, o per raccontarci episodi curiosi della propria esperienza di cantore e di direttore. In ogni caso, la stanchezza non può scalfire la meraviglia per quello che abbiamo sotto gli occhi, che stiamo plasmando e vivendo: l’esperienza del canto è l’esperienza di essere lo strumento, anzi di formare con gli altri uno strumento, suonato dai movimenti delle mani del Maestro. Nessuno di noi, per quanto abile nel cantare, potrebbe ricreare da solo una simile bellezza. E questa bellezza la porteremo con noi tra poco, una volta concluse le prove di stasera: riordineremo la cappella, ci daremo la buonanotte, saluteremo il Maestro, forse qualcuno si fermerà un poco a chiacchierare; ma, nel fare tutto ciò, l’armonia cui avremo prestato le nostre voci non cesserà di accompagnarci.

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