Saluto dell’Almo Collegio Borromeo a Mons. Angelo Comini

Caro Signor Rettore,
oggi tutta quanta la Famiglia borromaica, unitamente al Principe Patrono, Le si stringe affettuosamente intorno con grande rimpianto e profonda gratitudine.
Chi ha l’onore di rivolgerLe l’estremo saluto era tra gli alunni che, nel 1971, La accolsero in Collegio, Rettore di fresca nomina. Quante volte, in seguito, Lei ebbe occasione di commentare scherzosamente: “Io sono stato la vostra Matricola!”.
Erano, invero, quelli tempi difficili, agitati da forti contrasti ideologici e sociali. Essere Rettore del Borromeo significava rivestire un ruolo delicato ed impegnativo. Lei, sostenuto anche dal consiglio e dall’amicizia dell’indimenticato Mons. Cesare Angelini, seppe perfettamente interpretare con umiltà, garbata fermezza e sottile autoironia le istanze di umanesimo cristiano, che da sempre animano la tradizione borromaica.
Sotto il Suo lungo rettorato - benché Lei si schermisse, amavamo chiamarLa “il nostro Rettore di lungo corso”- il Collegio Borromeo conobbe un’importante rinascita morale, culturale e associativa, confermandosi prestigioso punto di riferimento per la Città e l’Università di Pavia. Coronamento delle Sue numerose iniziative e realizzazioni fu la prima visita di un Papa in Collegio, il Beato Giovanni Paolo II, pellegrino sulle orme di San Carlo
nel 4° Centenario della morte. “Commozione, esultanza, gratitudine si affollano nel nostro animo in questo momento, che possiamo senza enfasi definire storico”. Così Lei esordì nel saluto di benvenuto di quel 3 novembre 1984. Ed il Papa, molto compreso, La ringraziò per la calorosa accoglienza nel Collegio che - disse il Sommo Pontefice - “non è soltanto n frutto dello spirito del Rinascimento, ma, rappresenta l’impegno primario dedicato alla
formazione umana, spirituale e culturale dei giovani per la soluzione delle grandi crisi ociali….” Le si dipinse sul volto un indimenticabile e radioso sorriso, leggendo in quelle parole l’apprezzamento per il ruolo educativo cui Lei si dedicava con tanta passione.
Verso la fine del 1989 la nostra sorpresa fu grande allorché, dopo circa diciannove anni di rettorato, Lei disse, in tutta semplicità, alla comunità borromaica di ritenere ormai esaurito il Suo compito e di provare vivo il desiderio di un’esperienza pastorale. Con rammarico la Sua volontà fu rispettata e Lei, con la consueta signorilità, rapidamente si accommiatò. Ma, i Borromaici non La dimenticarono e neppure Lei li dimenticò, dimostrandosi sempre
interessato e partecipe, ligio al detto “semel borromaicus, semper borromaicus”.
Quanto a me, desidero ancora una volta ringraziarLa per il bene, che mi ha fatto, quand’ero Suo studente e per l’amicizia e la considerazione, che ha continuato a riservarmi nella mia vita professionale.
Non più tardi di un anno fa, Lei mi lasciò attonito allorché, in piena salute, mi confidò quasi profeticamente di sentire non lontano l’epilogo della Sua giornata terrena. Incurante delle mie obiezioni, mi parlò della morte, dell’aldilà e, con granitica certezza, richiamò la mia attenzione sulla consolazione derivante dal sapere di poter contare sulla infinita misericordia di Dio e, soprattutto, sulla grande gioia dell’incontro con Chi non ci abbandona. Anche negli ultimi giorni della Sua malattia, L’ho sentita recitare sempre più faticosamente, ma, tenacemente, dal Salmo 129:

“…. apud Dominum misericordia (est), et copiosa apud Eum redemptio”.

Caro Signor Rettore,
grazie per l’esempio di vita cristiana, che ci ha lasciato in eredità.
Non ci dimentichi. Noi non La dimenticheremo!

Prof. Francesco Meriggi

Chiesa del Carmine, Pavia, 3.9.2011

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